Il Forum europeo sull’occupazione e sui diritti sociali 2026 a Bruxelles ha trasmesso un messaggio chiaro: la competitività, la resilienza e la coesione sociale dell’Europa sono inseparabili dalla forza del suo modello sociale.
Sotto il tema “Europa sociale: dare potere alle persone in tempi di cambiamento”, il Forum ha riunito leader europei, responsabili politici, partner sociali e rappresentanti della società civile per affrontare il cambiamento demografico, la carenza di manodopera e competenze, l’inclusione sociale, l’accessibilità economica e il futuro del lavoro di qualità. Per la nostra federazione, che rappresenta il settore del lavoro domestico e della cura della famiglia, i dibattiti hanno confermato che il nostro settore si trova all’incrocio di queste sfide strategiche.
Le discussioni ad alto livello, comprese le interventi della Presidente Ursula von der Leyen e della Vicepresidente Esecutiva Roxana Mînzatu, di Enrico Letta, dei ministri del lavoro dell’UE, di Mario Nava della DG EMPL, di Ylva Johansson, nuova presidente del Consiglio europeo di alto livello sulle competenze, e di molti partner sociali e stakeholder, hanno sottolineato che l’integrazione economica e la coesione sociale devono avanzare insieme. La competitività non può essere sostenuta senza investimenti nelle persone, nelle competenze e in condizioni di lavoro eque. I partecipanti hanno evidenziato l’urgenza di affrontare la carenza di manodopera attraverso l’apprendimento permanente e un migliore riconoscimento delle competenze, assicurandosi al contempo che gli sforzi di semplificazione non portino a deregolamentazione o a un’applicazione più debole degli standard lavorativi.
Un promemoria particolarmente realistico è stato che il lavoro non è più una garanzia contro la povertà. Le disuguaglianze strutturali persistono tra le generazioni, e un bambino su quattro nell’Unione Europea rimane a rischio di povertà o esclusione sociale. I responsabili politici sono stati invitati a guardare oltre le medie statistiche e a confrontarsi direttamente con le realtà vissute.
Il secondo giorno del Forum ha spostato l’attenzione dalla visione all’attuazione, esaminando come iniziative come la Strategia UE contro la povertà, le politiche sulle competenze, i quadri per la mobilità lavorativa e gli strumenti di finanziamento dell’UE possano tradursi in miglioramenti tangibili nella vita delle persone.
In tutti i panel, il cambiamento demografico è emerso come una delle sfide chiave per l’Europa. L’invecchiamento della popolazione, la diminuzione della forza lavoro e l’aumento dei bisogni di cura stanno rimodellando i mercati del lavoro e i sistemi di protezione sociale. Allo stesso tempo, il riconoscimento dell’equilibrio tra vita lavorativa e responsabilità familiari sta acquisendo importanza nei dibattiti politici.
Questi sviluppi riguardano direttamente il settore del lavoro domestico. Il lavoro domestico e la cura a domicilio sono essenziali per permettere agli anziani e alle persone con disabilità di vivere in autonomia e con dignità. Sostengono la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro fornendo soluzioni di assistenza familiare accessibili. Svolgono inoltre un ruolo chiave nella riduzione dei persistenti divari di genere, poiché le responsabilità di cura e le professioni di cura continuano a gravare in modo sproporzionato sulle donne.
Lo sviluppo di servizi di qualità per l’infanzia, il sostegno ai caregiver informali, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la sicurezza e la salute sul lavoro, una protezione sociale adeguata e un autentico dialogo sociale non sono obiettivi politici isolati. Essi fanno parte di una risposta coerente alla trasformazione demografica. Senza ecosistemi locali di cura forti, l’Europa non può affrontare pienamente la carenza di manodopera, le barriere all’occupazione o le disuguaglianze sociali.
Una sessione, “Mind the Gap: protezione sociale oggi per una vecchiaia dignitosa domani”, ha evidenziato queste sfide nella pratica. I relatori hanno sottolineato che i sistemi di assistenza a lungo termine non sono ancora pronti per la popolazione europea che invecchia, e che i lavoratori con orari non standard e i caregiver informali — che forniscono la maggior parte dell’assistenza a domicilio in Europa — spesso rimangono invisibili e senza sostegno. I gruppi vulnerabili, tra cui donne, migranti e giovani caregiver, affrontano le barriere maggiori. Le discussioni hanno enfatizzato la necessità di superare i compartimenti stagni tra politiche per la disabilità e per l’assistenza a lungo termine, rafforzare le pensioni e la protezione sociale per i lavoratori autonomi e ampliare servizi di cura di qualità che rispettino la scelta degli individui di rimanere a casa o nella loro comunità. La sessione ha ribadito che sviluppare la cura a domicilio non è solo una sfida occupazionale, ma anche una questione di giustizia sociale, autonomia e dignità.
Uno dei momenti più significativi del Forum è stata la riflessione della Presidente Ursula von der Leyen sull’accessibilità economica e l’abitazione. Le sue parole risuonano ben oltre la politica abitativa:
“Infine, l’accessibilità economica. Nessun luogo rende l’accessibilità più tangibile che a casa. Una casa non è solo quattro mura e un tetto. È sicurezza, calore, un luogo per la famiglia e gli amici. È appartenenza. Ma per troppi europei oggi, la casa è diventata fonte di ansia. Può significare debito o incertezza. In tutta Europa, le conseguenze sono evidenti. Studenti che rinunciano all’università per mancanza di alloggi. Giovani coppie che rimandano la nascita di una famiglia perché non possono permettersi un’abitazione. Infermieri e vigili del fuoco che non riescono a vivere nelle comunità che servono.”
Queste parole sottolineano una verità fondamentale: la casa non è semplicemente una struttura fisica. È il centro di stabilità, autonomia e appartenenza. Eppure per molti europei, rimanere a casa — in particolare in situazioni di invecchiamento, disabilità o vulnerabilità — sta diventando sempre più difficile.
Il dibattito sull’accessibilità economica deve quindi andare oltre mattoni e cemento. La possibilità di rimanere a casa dipende anche dalla disponibilità di un supporto domestico accessibile, economico e di qualità. Oggi molte persone non possono rimanere a casa per mancanza di soluzioni adeguate e di sostegno sufficiente.
Il lavoro domestico è intrinsecamente legato a questo obiettivo. Permette alle persone di vivere in sicurezza e con dignità nelle proprie comunità. Sostiene le famiglie nel bilanciare responsabilità professionali e di cura. Contribuisce all’inclusione sociale e alla coesione locale. E crea occupazione radicata nelle comunità, che non può essere delocalizzata altrove.
Nonostante la sua importanza strategica nel garantire autonomia, sostenere le famiglie e affrontare le sfide demografiche, il settore del lavoro domestico rimane in gran parte invisibile nei dibattiti pubblici — una contraddizione che sottolinea l’urgente necessità di riconoscimento, professionalizzazione e inclusione nelle politiche.
Tuttavia, la sostenibilità del settore del lavoro domestico e della cura dipende dalla qualità dei lavori all’interno del settore. La carenza di manodopera, le condizioni di lavoro precarie e il riconoscimento insufficiente delle competenze rimangono ostacoli significativi.
Migliorare l’attrattività richiede investimenti in percorsi di professionalizzazione, apprendimento permanente e riconoscimento formale delle competenze. Richiede protezione sociale adeguata e misure efficaci di sicurezza e salute sul lavoro. Richiede affrontare l’informalità e garantire che i lavoratori godano di diritti e tutele chiari. E richiede un dialogo sociale solido in grado di affrontare le caratteristiche specifiche dei rapporti di lavoro nelle famiglie private.
I lavori di qualità non sono solo una questione di equità per i lavoratori; sono essenziali per garantire un supporto affidabile e sostenibile per le famiglie. Senza condizioni di lavoro dignitose, la capacità di rispondere ai bisogni demografici e sociali resterà limitata.
Il Forum europeo sull’occupazione e sui diritti sociali 2026 ha confermato che il lavoro domestico e la cura della famiglia non sono preoccupazioni sociali periferiche. Sono componenti strutturali dell’architettura economica e sociale dell’Europa.
Se l’Europa è seriamente intenzionata ad affrontare il cambiamento demografico, superare la carenza di manodopera, colmare i divari di genere, sostenere i gruppi vulnerabili e garantire che tutti possano vivere con dignità nella propria casa, allora il settore del lavoro domestico deve essere riconosciuto come partner strategico.
Investire nella cura e nel lavoro domestico non è semplicemente una spesa sociale. È un investimento in competitività, resilienza e coesione. È un investimento nell’autonomia delle persone e nella promessa fondamentale che tutti meritano un luogo sicuro da chiamare casa — e il supporto necessario per poterci restare.