Notizie Care Deal europeo: la cura è un diritto e il lavoro domestico e di cura a domicilio deve essere parte della risposta
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Care Deal europeo: la cura è un diritto e il lavoro domestico e di cura a domicilio deve essere parte della risposta

16 Settembre 2026

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre 2026, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato il lancio di un European Care Deal per rispondere alle sfide legate ai cambiamenti demografici. L’ha collocato accanto agli investimenti nelle regioni e alle misure sulla casa, affermando che la cura non è un privilegio ma un diritto.

Ursula von der Leyen ha annunciato un nuovo European Care Deal, che porta l’assistenza all’infanzia, l’assistenza a lungo termine e le pressioni sulle famiglie più in alto nell’agenda politica dell’Unione europea. Intervenendo al Parlamento europeo mercoledì 16 settembre, ha precisato che l’iniziativa risponderà alle sfide poste dall’invecchiamento e dai cambiamenti demografici del continente. «Care is not a privilege. Housing is not a privilege. They are rights», ha dichiarato.

Che cosa potrebbe cambiare il Care Deal per il lavoro domestico e di cura a domicilio?

La presidente della Commissione ha inserito il Care Deal nella stessa logica degli investimenti nei territori, in nome di un «diritto a restare»: poter vivere nella comunità a cui si appartiene. Per molte persone anziane, persone con disabilità e famiglie, questo diritto passa da un’assistenza a domicilio di qualità. È la realtà quotidiana dei lavoratori e delle famiglie datrici di lavoro che EFFE rappresenta: cura dei bambini a casa, aiuto nella vita quotidiana, sostegno agli anziani.

Il Care Deal mirerà a rafforzare la disponibilità e l’accessibilità delle soluzioni di cura, in particolare per alleggerire la pressione sui caregiver. Dovrà inoltre affrontare le difficoltà legate ai professionisti del settore: reclutamento, fidelizzazione, condizioni di lavoro.

L’annuncio arriva in un momento cruciale. L’invecchiamento della popolazione fa crescere la domanda di assistenza a lungo termine, mentre molti Paesi si trovano già alle prese con carenze di personale, difficoltà di reclutamento e fidelizzazione e pressioni sulla disponibilità e sulla qualità dei servizi. I settori dei servizi alla persona e del lavoro domestico e di cura a domicilio (PHS) rappresentano circa il 4% dell’occupazione totale nell’Unione, ma restano tra i meno riconosciuti.

Lo conferma il PHS Employment Monitor 2026, pubblicato a giugno dalle parti sociali europee del settore (EFFAT, EFFE, EFSI e UNI Europa). Si basa su oltre 8.000 risposte provenienti da 33 Paesi, fornite da lavoratori, famiglie datrici di lavoro, utenti e organizzazioni fornitrici di servizi. I lavoratori restano intrappolati in zone grigie istituzionali, raramente trattati come lavoratori ordinari né in modo proporzionato al valore che apportano. Quasi la metà dei lavoratori dell’assistenza a domicilio ha preso in considerazione l’idea di lasciare il settore negli ultimi tre anni, soprattutto per ragioni retributive. Le organizzazioni fornitrici faticano a reclutare a causa di salari poco attrattivi e della mancanza di benefit, e subiscono la concorrenza del lavoro non dichiarato.

Per le famiglie, la difficoltà è speculare. Quasi l’80% degli utenti ritiene preoccupante il costo dei servizi. In assenza di un sostegno sufficiente, alcuni si rivolgono a servizi non dichiarati, meno costosi, a scapito della tutela dei lavoratori e della qualità delle prestazioni. Anche la scarsa professionalizzazione pesa sulla qualità del servizio percepita dalle famiglie datrici di lavoro. È un circolo vizioso che solo un’azione strutturante dei poteri pubblici può spezzare.

Il Monitor mette però in evidenza anche ciò che unisce: lavoratori, datori di lavoro e utenti condividono la stessa convinzione, ossia che il settore meriti maggiore rispetto istituzionale. Questa convergenza, sostenuta da un solido dialogo sociale europeo e da numerose iniziative nazionali e regionali, è una base preziosa su cui costruire il Care Deal.

Per EFFE, è una convinzione di lunga data: strutturare il settore dell’assistenza a domicilio è la condizione per raggiungere gli obiettivi di qualità, accessibilità e sostenibilità economica fissati dalla strategia europea per l’assistenza. L’assistenza individuale all’infanzia a domicilio, ad esempio, è una soluzione a pieno titolo, intermedia tra l’accoglienza collettiva e l’uscita di un genitore dal mercato del lavoro. E, come sottolinea la stessa Commissione, un migliore accesso all’assistenza all’infanzia e all’assistenza a lungo termine offre alle donne, che si fanno carico di una quota sproporzionata del lavoro domestico e di cura non retribuito, reali prospettive di rimanere nel mondo del lavoro o di rientrarvi.

Prossimi passi

EFFE seguirà da vicino questa iniziativa nel quadro del piano d’azione rinnovato del Pilastro europeo dei diritti sociali e contribuirà alle consultazioni pubbliche, in stretta collaborazione con i suoi partner. Il Care Deal non potrà mantenere le proprie promesse senza riconoscere pienamente il lavoro domestico e di cura a domicilio come un pilastro dei sistemi di assistenza. Ciò significa strutturare il settore: garantire ai lavoratori uno status e condizioni di impiego all’altezza del loro ruolo, riconoscere le famiglie datrici di lavoro e sostenerle affinché il ricorso a un impiego regolare resti accessibile, e contrastare il lavoro non dichiarato, che indebolisce sia i lavoratori sia la qualità dei servizi. Chiediamo alla Commissione europea di concepire un Care Deal che affronti il sottoinvestimento strutturale nell’assistenza, migliori retribuzioni e condizioni di lavoro, rafforzi la contrattazione collettiva e il dialogo sociale, e risponda all’esigenza di riconoscimento espressa dagli attori dei PHS nel PHS Monitor. Solo a questa condizione l’assistenza a domicilio, oggi troppo spesso nell’ombra, potrà giovare sia alle persone che hanno bisogno di cure sia ai lavoratori che le forniscono.

Il discorso è disponibile in tutte le lingue dell’UE qui.